Disinformazione virale

polliceFin qui si sta parlando di coinvolgimento emozionale per l’acquisto di un prodotto, un bene materiale. Qualcuno potrà dire che già in questo sistema c’è qualcosa che non va, che l’aumento dei consumi non potrà andare avanti all’infinito, prima o poi ci si dovrà scontrare con la limitatezza delle risorse. Ma tant’è: questa è la trappola in cui l’uomo dell’Antropocene sembra essersi infilato.
Si entra invece in un campo decisamente più delicato quando la persuasione emotiva si associa alle dinamiche di diffusione di una notizia, perché non si sta parlando più della vendita (esplicita o subliminale) di un bene materiale, il cui valore può essere misurato quantitativamente in termini di prezzo; si sta parlando di qualcosa di immateriale come un pacchetto di informazione il cui valore e cui la cui qualità, in linea di principio, andrebbero misurati in termini di attinenza alla verità dei fatti. Giocare con la verità dei fatti per diffondere o peggio vendere una notizia può diventare un gioco pericoloso. Nella reticolare società dell’informazione sembra che il criterio secondo cui le notizie si diffondono non privilegi necessariamente l’oggettività dei fatti; le notizie false, le bufale, si diffondono in maniera virale e incontrollabile mostrando una strutturale vulnerabilità del sistema.

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